Nasce il 22 dicembre 1858 a Lucca da una famiglia di musicisti: Michele, il padre di Giacomo, insegna armonia e contrappunto all'Istituto musicale di Lucca.
Diverrà in seguito direttore della Cappella Municipale.
Alla morte di Michele Puccini l'incarico viene assunto da uno zio materno di Giacomo, secondo cui il giovane Puccini è un "falento", ossia un fannullone senza talento.
Puccini giovane
Puccini nel 1890
A dispetto di tale giudizio la madre Albina lo iscrive all'Istituto, dove conseguirà il primo premio per la classe d'organo nel 1875.
Già da qualche anno Giacomo accompagna le funzioni in diverse chiese, anche fuori Lucca.
Nel 1876 si reca a piedi fino a Pisa per assistere alla rappresentazione di Aida: "Ne rimasi sbalordito, direi quasi spaventato".
Puccini e Toscanini nel 1896
Puccini nel 1900
L'episodio assume il significato di un presagio: poco incline alle mansioni ed agli obblighi di famiglia si sentirà d'ora innanzi chiamato ad un altro destino.
In questi anni, oltre che organista è all'occorrenza un pianista, un arrangiatore estemporaneo nella taverne e in alcuni centri di villeggiatura.ì
Nel 1880 termina gli studi presentando una Messa a quattro voci.
Puccini e la sua prima macchina, nel 1900
Forte del successo che riscuote, si reca a Milano dove in autunno supera a pieni voti l'esame di ammissione al Conservatorio: qui seguirà le lezioni di Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli.
Gli anni milanesi sono molto lontani dalle esuberanze lucchesi: Giacomo si rivela un allievo assiduo, paziente, e molto responsabile.
Puccini nel 1910
Puccini a Celle (Pescaglia) nel 1924
Divide la stanza, gli acquisti e le avventure con un amico livornese di poco più giovane: Pietro Mascagni.
Il successo arriva con la rappresentazione di Le Willis nel maggio del 1884 al Teatro Dal Verme, riedito col titolo definitivo di Le Villi e rappresentato al Regio di Torino nel dicembre dello stesso anno.
Puccini, ritratto
Intanto suscita scandalo il legame con la moglie di un amico d'infanzia, da cui avrà un figlio, Antonio.
Per sfuggire alle ostilità di un ambiente chiuso e moralista si rifugia con la famiglia "irregolare" a Torre del Lago, dove trascorre un periodo buio e precario.
Lavora intanto a Manon Lescaut, che verrà rappresentata al Regio di Torino nel 1893.
Giacomo Puccini
Puccini col figlio Antonio
L'accoglienza trionfale segna un rovescio di fortuna: pagati i debiti, riscattata la casa paterna, si colloca definitivamente tra i grandi dell'opera italiana. Con Illica e Giacosa inizia la collaborazione a La Bohème.
L'opera sarà rappresentata al Regio nel febbraio del 1896 sotto la direzione di Toscanini.
L'accoglienza del pubblico ed in particolare dei critici è tiepida.
Puccini al pianoforte
Tuttavia nelle ventiquattro repliche l'opera prende quota, culminando nel successo decretato dal pubblico di Palermo, letteralmente in delirio.
Una tournèe nei maggiori teatri d'Europa confermerà un adesione di pubblico piena e cordiale.
Il prossimo titolo è già deciso: si tratta di Tosca, sempre con Illica e Giacosa.
Giacomo Puccini
Giulio Gatti-Casazza, David Belasco, Toscanini e Puccini
L'opera viene rappresentata a Roma nel 1900, in un clima incerto: a fronte del favore del pubblico, i critici esprimono un forte imbarazzo.
A quell'epoca assiste al Covent Garden al dramma di Belasco Madama Butterfly: sospesi tutti gli impegni ne affida la stesura ai librettisti di fiducia, Illica e Giacosa.
Il debutto alla Scala, il 7 febbraio 1904, è un fiasco probabilmente pilotato.
Giacomo Puccini
Invitato a New York per Manon e Butterfly, assiste a The Girl of the Golden West, altra opera di Belasco.
Il 10 dicembre 1910 La fanciulla del West viene rappresentata al Metropolitan con Toscanini direttore: il successo è trionfale.
Le opere degli anni successivi, ad eccezione dello Schicchi, non avranno altrettanta fortuna.
Puccini, il suo librettista Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
La copertina della Domenica del Corriere dedicata ai funerali di Puccini, a Bruxelles
Alla soglia degli anni '20 comincia il lavoro all'opera della maturità, Turandot, che sarà motivo di continue crisi di sfiducia e ripensamenti.
L'opera non sarà portata a termine: quando Puccini muore, il 29 novembre 1924 a causa di un cancro alla gola, è ferma al terzo atto, al compianto per la morte di Liù.
A Toscanini il difficile compito di rappresentare il testamento del Maestro in occasione della prima scaligera, il 25 aprile 1926.